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Vivere (e viaggiare) slow: impariamo la lentezza dai nostri bambini


  • settembre 22, 2017
  • Deborah Croci
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In autunno tutto si rimette in moto, i nostri ritmi estivi più lenti e rilassati fanno spazio alle corse quotidiane tra lavoro, scuola, attività varie ed eventuali e frenesia inarrestabile. Ci comportiamo esattamente al contrario di quello che invece la natura fa ovvero, rallentare il passo e prepararsi al sonno invernale.

Io sono cresciuta a stretto contatto con la natura, a piedi nudi sui prati e con le mani nella terra e mi sento estremamente legata ai suoi ritmi. Per anni mi sono imposta – vuoi per necessità, vuoi perché non ero padrona del mio tempo lavorando come dipendente e non come libera professionista – di andare contro il mio essere disconnettendomi totalmente da quello che in realtà sono, sento e so che mi fa stare bene.

Ultimamente sto leggendo molto di mindfulness, di vivere slow, di ritrovare il proprio tempo e imparare a goderselo a pieno, con lentezza, stando nel momento in cui siamo senza far correre la mente sempre oltre, altrove.

 

Sono tematiche di gran moda e ci si riempie un pò tutti la bocca di questa famigerata lentezza e del suo magico potere sugli esseri umani e sulla nostra qualità della vita, ma quanti di noi poi riescono nel concreto a mettere in pratica questa filosofia di vita? Sempre connessi, sempre al massimo della forma, sempre scattanti, sempre sul pezzo, sempre a fare cose, vedere gente e stringere mani. Questo è quello che la società sembra chiederci e questo fa la gran parte di noi.

 

Io un giorno mi sono svegliata e mi sono sentita dire a mio figlio treenne in tono perentorio, innervosita dall’ennesima mattina consecutiva di ritardo e dai mille impegni da portare a termine nell’arco di una singola giornata: “Dai, muoviti!”. Ho detestato me stessa, mi sono trovata odiosa, mi sono detta “No, Deborah, tu non sei questo tipo di persona. Tu non vuoi essere la madre che tira il proprio bambino per il braccio costantemente, manco fosse un trolley da viaggio (giusto per restare in tema!).”. E in quell’esatto istante ho stabilito che per trasformare le mie abitudini sbagliate avrei dovuto lavorare prima su me stessa e re-imparare a rallentare. Ma da chi avrei potuto farmi dare una mano? Dal mio bambino, imparando a ritrovare in lui la bambina che ero io, quella che perdeva ore a piantare semini, a osservare le lucertole al sole, a contare le margherite nel prato e a osservare le piante, giocare con i sassi, raccogliere pigne e legnetti, preparare torte di fango, correre a piedi nudi senza una meta, stare nel momento e essere così concentrata a fare tutto questo da non poter pensare nemmeno per un secondo ad altro che non fosse quel preciso istante.

 

Ho cominciato così a essere io per prima portatrice sana del vivere lento – cosa più facile a dirsi che a farsi! – e poi, secondariamente, del viaggiare lento, che è una caratteristica base di tutti gli itinerari di viaggio che progetto. E lo faccio perché io per prima ho capito quanto sia importante ricavare spazi e momenti, anche piccolissimi, per fermarsi e stare, semplicemente, stare e godere a fondo dell’esperienza che sto vivendo.

 

 

Spesso succede durante la prima consulenza con le famiglie che mi contattano per lavorare insieme alla progettazione di un itinerario di viaggio, che le informazioni fornite e i desideri, le richieste, la voglia di vedere, visitare, esplorare, siano così tante che non sarebbe sufficiente nemmeno un mese intero di viaggio per condensare tutto insieme. L’errore che si commette maggiormente in fase di pianificazione è infatti proprio questo: giornate troppo intense, programmi di visita, estremamente rigidi, attività poco equilibrate tra loro, distanze troppo lunghe da coprire in pochissimo tempo, nessuno spazio per rilassarsi e vivere davvero ogni attimo del viaggio.

Perché invece non approfittare dell’esperienza di viaggio per tornare ad essere padroni del nostro tempo stabilendo di vivere quelle giornate con più calma e scegliendo noi la quantità e la qualità delle attività da svolgere, le esperienze da vivere e le persone con cui condividerle in modo che le giornate fluiscano senza affanno e senza fretta, consentendoci di sperimentare la vera essenza dell’ “andare”?

L’itinerario di viaggio deve respirare. Il ritmo deve essere lento e regolare, con ampi spazi lasciati anche alla libertà di scegliere di fronte ad un bivio se girare a destra o a sinistra, informandosi prima sulle varie opzioni, ma regalandosi la sorpresa di decidere sul momento la direzione e la meta, e immaginando anche di avere il tempo e il modo di gestire senza panico i piccoli grandi imprevisti senza farsi rovinare l’esperienza o mandare a monte l’intera organizzazione.

E’ importante riconnettersi con la propria infanzia e se anche tu, come me, hai la fortuna di essere mamma (o papà), questa partita la vincerai molto molto facile! Ti sarà sufficiente imparare dai tuoi bambini, cambiare prospettiva dando spazio al loro modo di guardare il mondo, camminare a piccoli passi, osservare attentamente, prenderti il giusto tempo per gustare il cibo, annusare un fiore che non avevi mai visto prima, meravigliarti ammirando in silenzio un panorama, ascoltare il tuo respiro e i rumori del luogo in cui ti trovi come se li sentissi per la prima volta.

 

Una volta ho letto Da qualche parte che se non hai il tempo di fermarti ad annusare una rosa sbocciata nel tuo giardino, nell’arco della giornata, allora non stai vivendo a pieno la tua vita.

 

E tu? Te lo prendi il tempo per annusare le rose? Raccontamelo nei commenti o sui miei social! Ti aspetto. 


p.s.: a tal proposito questo weekend, da oggi al 24 Settembre, a Monteriggioni / Abbadia a Isola (Siena), si terrà il Festival del Viaggio Lento . Il programma è ricchissimo di eventi per tutti gli interessati alla tematica e per chi invece si vuole anche solo avvicinare a un’idea di vita meno frenetica. C’è anche una sezione di eventi tutta pensata per i più piccoli e le famiglie. E poi il contesto della Via Francigena Toscana è splendido! Io purtroppo non ci sarò ma se tu sei in zona o vuoi regalarti un’esperienza davvero speciale, ti consiglio di andarci insieme ai tuoi bambini, ovviamente!

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